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Dalla numerosa letteratura esistente cito alcuni casi.
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Una giovane impiegata nel cui ufficio i colleghi tenevano deliberatamente alto il volume della radio, in modo che lei, dal suo posto, già di per sé isolato, fosse tagliata fuori da ogni possibile comunicazione. Il risultato fu che lei non soltanto manifestava problemi alla gola ( dato che per essere udita senza alzarsi dal suo posto doveva urlare) ma dopo tre anni di isolamento di questo tipo, aveva gravi problemi psicologici.
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Un racconto di un operaio il quale doveva sopportare che tutti i giorni gli altri operai fumassero nel suo reparto. Il fatto che tutti sapessero che a lui il fumo dava fastidio, lo aveva convinto che lo facessero apposta per creargli problemi. Negli altri reparti era proibito fumare in quanto i non fumatori si erano fatti rispettare. Anche lui si rivolse al suo superiore, con esito deludente. Continuavano a fumare da lui. Evidentemente la sua opinione era meno importante di quella degli altri non fumatori. Dopo quasi due anni e mezzo, l’Azienda cercò un altro operaio che svolgesse le sue mansioni. Il nuovo arrivato fu messo al suo posto e lui fu incaricato di svolgere un mansione inferiore rispetto alla sua qualificazione. entro qualche settimana diede le dimissioni
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Dalla cronaca di qualche anno fa, cito a memoria la storia di un ingegnere impiegato in un ministero che aveva, a suo dire, vinto un concorso che doveva vincere qualcun altro. Si era ritrovato senza nessun lavoro da fare. Percepiva regolarmente lo stipendio, e stava nella sua stanza da solo, con la sedia e la scrivania, isolato. Aveva denunciato il fatto ai superiori, e poi ai giornali chiedendo giustizia, ovvero lavoro.
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Ricordo di un episodio accaduto anni fa: un impiegato di banca era divenuto il divertimento di altri colleghi, il loro zimbello. Era fatto oggetto di derisione e prese in giro. Era laureato e parlava correntemente l’inglese. Il suo sogno era di andare all’ufficio estero, fu convinto ad andare a lavorare in agenzia. Ebbe delle difficoltà di inserimento e ne uscì col marchio di "incapace". Iniziarono anche qui le derisioni e la sua deriva mentale. Un giorno si impiccò lasciando una lettera per spiegare il suo gesto. Era la sua ultima protesta.
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Giuseppe, impiegato bancario il quale raccontò che dopo un paio d'anni circa, era
in balìa del Mobbing. Soffriva d'insonnia ed in casa stava ore sul
divano e guardava la televisione senza parlare, oppure in altri
momenti, aggrediva la moglie e la figlia verbalmente con fiumi di parole o scatti d'ira.
Era arrivato al punto che tra lui
e la moglie avevano pensato di divorziare e la figlia
universitaria aveva smesso di studiare e se ne era andata di casa.
Fortunatamente si rivolse ad un avvocato, esperto di diritto del
lavoro, che conosceva il Mobbing con le sue nefaste conseguenze. Egli
le spiegò a Giuseppe. Questi comprese la sua situazione, e specialmente
dopo il drammatico episodio accadutogli al pronto Soccorso in cui era
stato veramente male, arrivò a normalizzare abbastanza i rapporti con
la moglie, ed assieme a lei convinse la figlia a rientrare in casa
riconquistandone l'affetto.
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Fabio, dirigente di una grande azienda pubblicitaria.
Nelel alterne vicende di cambi della proprietà avvenute nella sua
azienda, il suo ruolo di dirigente era stato ridimensionato in un ruolo
con mansioni impiegatizie. Da un anno e mezzo circa, demansionato e
coinvolto da pressioni psicologiche di ogni tipo,aveva accumulato
un'enorme rabbia che esplodeva con scatti d'ira. Era insonne, aveva
degli incubi notturni e di giorno lamentava forti cefalee. Sovente si
assentava dal lavoro per malattia. La moglie, sua collega, si recava
regolarmente al lavoro con un impegno costante ed aveva una carriera
sgombra da problemi. Egli viveva la sua situazione lavorativa davanti
alla moglie-collega, come una umiliazione. E questa, in cas,a condivideva
la depressione del marito coi suoi malumori. Nella loro mente
l'immagine del collega, specie in quella del marito, finiva col
sovrapporsi a quella del partner, provocando liti ed incomprensioni.
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Cristiana un'impiegata amministrativa, era stata trasferita da una
regione del Centro Italia presso gli Uffici della Provincia. Questa
lamentava problematiche di inserimento lavorativo. soffriva di un
Mobbing "ambientale". La nuova venuta al momento delle presentazioni
era sta ignorata dal Sindaco. Nei giorni che seguivano Cristina doveva
constatare che la sua professionalità veniva osteggiata da un suo
superiore gerarchico che poi era pari grado...per tutti i cittadini lei
era quella "di fuori". Le chiesi se oltre ai problemi
lavorativi ce ne fossero altri. Cristiana scoppia a piangere...
racconta che a causa della sua tensione emotiva vissuta sul lavoro, il
suo rapporto col marito era peggiorato e poi si era incrinato.
Trascurava anche le figlie. Per alleggerire il peso dei suoi problemi
famigliari cercai di eliminare il carico del Doppio
Mobbing (ossia i problemi collaterali al Mobbing derivategli dalla
famiglia) e le proposi di tornare la volta successiva in seduta
accompagnata dal marito e dalle figlie. Quando vennero tutti e quattro,
spiegai al marito, ed in modo più semplice alle figlie,
la situazione che stava vivendo la paziente sul lavoro...La volta seguente
Cristiana tornò col marito. Egli mostrò sollecitudine, era vicino alla
moglie per le difficoltà visute sul lavoro. chiesi delle figlie...in
quel momento trillò il telefonino...era la figlia più grandicella che
telefonava e chideva se tutto andava bene. Anche il rapporto tra madre
e figlie si stava rasserenando.
Dr. Giuseppe Palma
CTP
Consulente Tecnico di Parte
per danno da Mobbing
Via
Antistio 12- 00174 Roma -
Studio: 0676985686
Cell. 349.8071995

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